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La dieta chetogenica e tiroide rappresentano una combinazione che richiede particolare attenzione clinica. È noto che l’eliminazione dei carboidrati imposta da questa dieta può innescare adattamenti metabolici che influenzano la produzione e la conversione degli ormoni tiroidei.
Il Metodo Dima10g è un protocollo chetogenico abbinato ad una dieta con proteine e aminoacidi l’organismo viene indotto in uno stato di chetosi dopo 3-4 giorni di trattamento.
La scienza attuale suggerisce che i potenziali benefici (come l’effetto anti-infiammatorio) sono possibili, ma solo attraverso un protocollo nutrizionale strettamente monitorato.
Il principale interrogativo clinico riguarda il comportamento dell’ ormone tiroideo attivo, il T3 (Triiodotironina), in assenza di glucosio.
La tiroide produce prevalentemente T4 (Tiroxina), che è poi convertito in T3, l’ormone metabolicamente più attivo, in tessuti periferici (principalmente fegato e reni). Questo processo di conversione è mediato dagli enzimi chiamati deiodinasi. La funzione ottimale delle deiodinasi è, in parte, influenzata dalla disponibilità di glucosio e dall’apporto calorico. Quando si entra in chetosi, il corpo riduce l’attività di questi enzimi come meccanismo adattivo di conservazione energetica.
Impatto sul T3: Questa riduzione si traduce spesso in un abbassamento del T3 libero nel sangue. Questo non è automaticamente un peggioramento della patologia tiroidea, ma una riduzione fisiologica in risposta al cambiamento di substrato energetico. Tuttavia, se si è già ipotiroidei, questa riduzione deve essere gestita per evitare l’esacerbazione dei sintomi.
Va distinto tra l’adattamento metabolico della chetosi e l’ipotiroidismo conclamato.
Sindrome dell’Eutiroidismo malato (NTIS, o Non-Thyroidal Illness Syndrome): È un pattern laboratoristico caratterizzato da T3 basso in assenza di patologia tiroidea primitiva (cioè la ghiandola funziona bene, ma il T3 è basso a causa di fattori esterni, come una dieta restrittiva). In questo contesto, il TSH (Thyroid-Stimulating Hormone) rimane generalmente nella norma o subisce alterazioni minime.
Ipotiroidismo Clinico: Caratterizzato da bassi livelli di T4 e T3 e da un TSH elevato in modo persistente. Questo indica che la ghiandola tiroidea è incapace di produrre ormoni a sufficienza.
Per chi segue la chetogenica, se il TSH rimane stabilmente nei limiti o non subisce variazioni significative nonostante il T3 si abbassi, è più probabile che si tratti di NTIS adattivo.
Se il TSH aumenta in modo significativo, è necessaria un’immediata rivalutazione medica.
“Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Le informazioni fornite su dieta chetogenica e tiroide non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o il trattamento di un medico, endocrinologo o nutrizionista qualificato.”
La Tiroidite di Hashimoto è la principale causa di ipotiroidismo e, essendo una patologia autoimmune, è primariamente basata sull’infiammazione cronica. L’attacco del sistema immunitario porta alla graduale distruzione del tessuto tiroideo.
La Levotiroxina è essenziale per trattare l’ipotiroidismo, ma agisce solo come sostituzione ormonale, non affrontando la causa alla radice, il processo autoimmune e l’infiammazione. Nonostante un TSH normalizzato farmacologicamente i sintomi continuano ad essere persistenti (fatica e brain fog).
Il potenziale terapeutico della chetogenica per le patologie autoimmuni risiede proprio dai corpi chetonici prodotti.
Studi scientifici, sebbene ancora preliminari, indicano che il BHB è in grado di inibire l’attivazione dell’Inflammasoma NLRP3.
Se il processo autoimmune di Hashimoto è alimentato dall’infiammazione, e se la chetogenica può inibire l’NLRP3 attraverso il BHB, è teoricamente possibile ridurre l’attività autoimmunitaria e modulare i sintomi infiammatori. Questo richiede un protocollo chetogenico estremamente pulito e ad alta densità nutrizionale.
Una dieta chetogenica che non includa abbastanza alimenti ricchi di micronutrienti può aggravare un potenziale problema tiroideo.
La chetogenica non ammette protocolli generici in presenza di patologie endocrine.
L’errore più comune nel “fai-da-te” è un apporto calorico troppo basso o l’assunzione di grassi di scarsa qualità. Questo stressa ulteriormente il corpo, peggiorando i valori del TSH e T3 e vanificando ogni potenziale beneficio anti-infiammatorio.
Un piano nutrizionale deve essere cucito sulla persona, tenendo conto del dosaggio farmacologico, del peso corporeo, del livello di attività fisica e, soprattutto, della risposta del corpo ai livelli di chetosi e agli esami ematici.
In sintesi, la dieta chetogenica è uno strumento nutrizionale di potenziale valore per la gestione dell’infiammazione, in particolare nel contesto della Tiroidite di Hashimoto. Tuttavia, non è una scelta da affrontare senza guida, a causa dell’impatto diretto sui meccanismi di conversione degli ormoni tiroidei.
“Data la variabilità individuale di patologie come la Tiroidite di Hashimoto e le diverse risposte ai regimi dietetici, è indispensabile consultare il proprio specialista curante prima di intraprendere qualsiasi modifica radicale della dieta.”
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Revisione editoriale
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