Parlare di cistite ricorrente senza tabù significa andare oltre l’idea che si tratti “solo” di un’infezione urinaria da curare con l’antibiotico di turno. Significa parlare di intestino, pavimento pelvico, microbiota, sessualità, stile di vita. E soprattutto significa rimettere al centro la persona.
In questa intervista, l’ostetrica Jessica Li Gobbi ci accompagna dentro la complessità della salute intima femminile: dalla vulvodinia alla cistite, dagli integratori come il d-mannosio al ruolo fondamentale del pavimento pelvico. Un approccio globale, personalizzato e conservativo, che punta non solo a spegnere il sintomo ma a capire perché il problema continua a tornare.

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Jessica Li Gobbi oltre il camice è una donna, con tutti i privilegi e le difficoltà che ne derivano: mamma, moglie, amante dello shopping e della buona cucina, appassionata di serie TV. Con le problematiche che ne derivano perché, come donna, porto il peso di tante piccole difficoltà legate all’ansia, al dolore pelvico, a un’educazione povera rispetto a parti di me che ho imparato a conoscere solo grazie ai miei studi. Nel corso di laurea di ostetricia ci sono caduta per caso: volevo fare la psichiatra, ma ho fallito al test di medicina. E’ stato quando ho iniziato a capire la forza delle relazioni e delle emozioni insite in questo lavoro che ho capito che per me andava bene: dietro una gravidanza, un parto, delle infezioni, un perineo, una disfunzione sessuale …c’è sempre una persona, e spesso sono queste situazioni che diventano opportunità per aiutarla molto più profondamente di quanto si sarebbe aspettata.
Succede tutti i giorni. Il primo caso clinico che si è svelato a me come una rivelazione sono stata io: non ne parlo spesso perché non vorrei venisse interpretata come una manovra, ma quando ho sentito la parola ‘vulvodinia’ per la prima volta, la vulva presa in esame era proprio la mia. Fino a quel momento ho sempre pensato che ci fosse qualcosa di sbagliato in me, o che le mie mestruazioni simili a travagli fossero la regola. Tutto ciò che nella vita di una ragazza o di una donna riguarda il sesso, le mestruazioni o la vulva è sconosciuto – e spesso in ambulatorio mi ritrovo a spiegare ciò che per alcune persone sembra più che ovvio. La vera molla per parlarne, però, è stata vedere la trasformazione: risolvere problemi grandi, migliorare la vita delle donne, leggere conforto nei loro occhi. Credo che se parli alla gente di un problema, devi avere anche una soluzione da offrire.
“Tutto ciò che nella vita di una ragazza o di una donna riguarda il sesso, le mestruazioni o la vulva è sconosciuto”
Credo che sia perché è un linguaggio universale. L’ironia è un gioco: stimola il role playing, l’empatia, consente di entrare nella vita delle persone con la leggerezza che cerchiamo quando scrolliamo i contenuti di instagram. Se inciampiamo in un contenuto che però parla di noi, diventa uno strumento anche per liberarsi: le donne che hanno dolore o che hanno subito violenza ostetrica o medica (ma anche gli uomini), si sono spesso sentite derise. Prese in giro. Le vignette sono un modo attraverso cui credo che si sentano di poter restituire il favore: tu ridevi di me, ma c’è forse più da ridere di te, dell’ignoranza e del pressapochismo che hanno alimentato il mio dolore anziché lenirlo.
La più frequente, ultimamente, è che il sesso penetrativo non è il sesso completo. Credo che abbiamo profondamente bisogno di ridimensionare il sesso penetrativo e soprattutto dovremmo finire di vederlo come una performance, la vera destinazione a cui ambire. In questo modo abbiamo smesso di goderci il viaggio: il gioco nell’intimità, l’esplorazione, stare con una sensazione, avere voglia di qualcosa anziché dover fare qualcosa. Non è possibile che anche il sesso diventi un lavoro, ma molte giovani (e non solo) donne lo vivono così.
“Non è possibile che anche il sesso diventi un lavoro, ma molte giovani (e non solo) donne lo vivono così”
Magari fosse uno solo. Probabilmente il falso mito che devo scardinare più spesso è che possiamo prenderci infezioni da qualsiasi cosa e persona, senza considerare che la maggior parte delle alterazioni microbiologiche risiedono spesso in noi stesse: mangiare bene, dormire bene, far sport, rilassarsi, trovare un proprio equilibrio sono alla base di un perineo in salute, ma siamo troppo abituate a cercare un colpevole fuori per prendercene la responsabilità. Questo spesso rende la terapia più difficile, perché la gente si aspetta un integratore, un ‘disinfettante’: non è abituata a pensare che per migliorare la propria salute bisogna partire dalle basi di chi siamo.
Posso riagganciarmi alla domanda di prima: la complessità. Le donne pensano che la cistite sia un problema di contaminazione batterica che viene da fuori, invece uno dei focus educativi più importanti è proprio far capire che batteri come Proteus o Escherichia Coli sono abitanti intestinali, e spesso il problema parte proprio da lì. Il mio ruolo è capire per quale motivo e quali meccanismi permettono a questi batteri di contaminare in continuazione la vescica, e anche quali conseguenze queste contaminazioni determinano: infiammazione, tensione, sensibilizzazione nervosa, disbiosi locale.
Gli integratori sono fondamentali quando si combatte la cistite. Ci riallacciamo proprio al concetto precedente: se i meccanismi disfunzionali sono in me è perché c’è troppo di qualcosa e troppo poco di qualcos’altro. Gli integratori sono uno strumento fondamentale per tornare a una condizione omeostatica. Come per tutte le cose, però, vanno scelti in forma personalizzata e con posologia adeguate – perciò sicuramente solo su suggerimento di esperti e con supervisione.
E’ una domanda molto variegata, ma in linea generale il d-mannosio per me sarebbe sempre in prima linea. In prevenzione, fase acuta e nei protocolli post-coitali: quello che cambia è la posologia, e alla paziente va spiegato bene il meccanismo di azione perché lo prenda in tempi adeguati. Il mirtillo lo utilizzo maggiormente in fase acuta, mentre i probiotici sono fondamentali per ripristinare un corretto sistema di difesa: diversamente dai primi in genere si fanno per cicli di tempo più lunghi e vanno combinati ceppi più specifici per l’intestino e ceppi utili al microbiota vaginale e urinario. Diciamo che la vera forza della terapia è la sinergia.
Il come è tutto. Assumere il d-mannosio e urinare dopo cinque minuti è molto diverso dal consentirgli un tempo di azione o – addirittura – dall’insegnare alla paziente la possibilità di una sua maggiore azione a livello uretrale con la manovra del dito, ad esempio. Uno dei problemi con questo integratore, inoltre, è spesso la posologia: è possibile immaginare che in alcuni casi non sia efficace perché sotto-dosato. E’ importante quindi essere educate, non fare un copia e incolla delle terapie e ragionare bene anche sulla diffusione di protocolli: il vero protocollo non può prescindere dalla persona, dalla sua sostenibilità, tolleranza, aderenza terapeutica e – soprattutto – unicità.
“Diciamo che la vera forza della terapia è la sinergia.”
Su questo ci sono delle Linee Guida consultabili che, intanto, raccomandano gli antibiotici negli episodi acuti, ma che bisogna iniziare a mettere in discussione quando si superano i 3 o 4 cicli annui. In questo caso si possono considerare terapie a basso dosaggio più prolungate; ma è importante vagliare delle alternative che anziché attaccare il patogeno tendano a eliminare i fattori di rischio per cui ci ammaliamo. Inoltre si stanno sempre più valutando gli effetti avversi: tossicità, antibiotico-resistenza, disbiosi, infezioni collaterali. Per questo gli integratori, protocolli personalizzati e soprattutto correzione delle disfunzioni gastrointestinali, pelviche, microbiologiche, mucose e comportamentali sono armi di enorme importanza.

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Questi elementi sono cruciali: ho la fortuna di collaborare con dei nutrizionisti molto validi senza il cui aiuto il mio lavoro sarebbe parziale. Così come, spesso, le donne hanno degli ottimi piani integrativi ma insufficienti a risolvere il problema perché non curano il loro pavimento pelvico. Problemi come il prolasso possono determinare incompleto svuotamento e contaminazione batterica; situazioni di ipertono (overactivity del pavimento pelvico) sono molto spesso legate a ritenzione urinaria, microtraumi sessuali, ridotta atrofia: tutti elementi cruciali nella patogenesi delle infezioni. Se non risolviamo questi tasselli, il puzzle sarà incompleto e le infezioni continueranno sempre a tornare.
Questi elementi sono cruciali: ho la fortuna di collaborare con dei nutrizionisti molto validi senza il cui aiuto il mio lavoro sarebbe parziale. Così come, spesso, le donne hanno degli ottimi piani integrativi ma insufficienti a risolvere il problema perché non curano il loro pavimento pelvico. Problemi come il prolasso possono determinare incompleto svuotamento e contaminazione batterica; situazioni di ipertono (overactivity del pavimento pelvico) sono molto spesso legate a ritenzione urinaria, microtraumi sessuali, ridotta atrofia: tutti elementi cruciali nella patogenesi delle infezioni. Se non risolviamo questi tasselli, il puzzle sarà incompleto e le infezioni continueranno sempre a tornare.

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