Intervista ad Anna Rita Di Russo, fisioterapista specializzata nella salute pelvica

Quando parliamo di salute e benessere, raramente pensiamo al pavimento pelvico: un insieme di muscoli alla base del bacino che sostiene i nostri organi interni, ci accompagna in gesti quotidiani come respirare, tossire, ridere, sollevare pesi e svolge un ruolo fondamentale nella sessualità e nella continenza urinaria e intestinale.

Eppure, molte persone iniziano a considerarlo solo quando compaiono disturbi e disagi che, spesso, si fa fatica a raccontare.
Per saperne di più, abbiamo intervistato Anna Rita Di Russo, fisioterapista con oltre 35 anni di esperienza, che negli ultimi anni ha scelto di dedicarsi alla riabilitazione del pavimento pelvico.


Introduzione personale e approccio

1. Ci racconti qualcosa di lei e di come è nata la sua passione per questo ambito.

“Mi chiamo Annarita Di Russo. Sono una fisioterapista e da oltre 35 anni mi prendo cura delle persone fragili.
Mi sono occupata della riabilitazione di tante disabilità ma negli ultimi 5 anni ho scelto di focalizzare il mio intervento alla salute delle donne e degli uomini che soffrono di patologie spesso non visibili ma che, anche per lo stigma che la società, l’educazione e la vergogna, si fa fatica a raccontare.
Ho potuto raccogliere confessioni di donne più o meno giovani che vivevano con rassegnazione e anche sopportazione, un disagio legato a disfunzioni che interessavano l’area pelvica, senza poter raccontare a nessuno le proprie difficoltà o ritenendole come cose ‘normali’ con cui convivere perché legate, per esempio, all’essere donna.


Di cosa si occupa la riabilitazione pelvica

2. Che cos’è il pavimento pelvico e qual è il suo ruolo?

“La riabilitazione pelvica si occupa di valutare e migliorare tutti i fastidi e le disfunzioni legati a un non perfetto funzionamento del pavimento pelvico. Ma che cosa è il pavimento pelvico? È un gruppo di piccoli muscoli disposti nel bacino, uno accanto all’altro e per questo lavorano insieme. Sono disposti su tre strati: quello più interno prende contatto direttamente sulle ossa del bacino internamente; abbiamo poi uno strato intermedio e uno esterno che è la zona che noi vediamo quando ci guardiamo con uno specchio.
È simile per struttura a qualsiasi altro muscolo striato, come per esempio il quadricipite. Ha la funzione di guidare la discesa degli organi pelvici durante gli aumenti di pressione che avvengono quando ad esempio solleviamo un peso o starnutiamo, ma funge anche da ‘ammortizzatore’ in modo che i visceri non subiscano urti troppo forti.
Funziona proprio come un ‘salta salta’, cioè si deve allungare quando riceve il carico e deve essere elastico per aiutare la risalita.”

3. Cosa succede se il pavimento pelvico è troppo morbido o troppo rigido?

“Se saltiamo su un tappeto troppo duro ci sembrerà di avere cemento sotto i piedi e non avremo la spinta per risalire; al contrario, se è troppo morbido sembrerà di sprofondarci dentro, di non essere sostenuti.
Nel primo caso parliamo di un pavimento pelvico iperattivo o rigido e poco deformabile, nel secondo caso parliamo di un pavimento pelvico debole o ipoattivo.
Questi due quadri clinici danno luogo a disfunzioni diverse.”

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“Ci hanno insegnato a curare ciò che salva la vita, ma non ciò che la rende degna di essere vissuta.”


Disturbi più frequenti

4. Quali sono i disturbi più comuni che incontra nelle sue pazienti?

“Diciamo intanto che il muscolo perineale viene attraversato da tre canali che corrispondono al canale uretrale (attraverso il quale fuoriesce l’urina), al canale vaginale (legato alla sessualità, le mestruazioni e il parto), e al canale anale (attraverso il quale portiamo all’esterno le feci). Un disturbo del pavimento pelvico può portare disfunzione in uno solo di questi organi o anche in tutti e tre.
A seconda se stiamo in una condizione di iperattività potremmo avere necessità di mingere frequentemente oppure esitazione alla minzione pur sentendo lo stimolo, oppure una condizione di cistiti ricorrenti, che forse compaiono dopo un rapporto sessuale; potremmo avere spesso la candida, dolore sessuale, dolore spontaneo se siamo a lungo sedute o se indossiamo abiti stretti; potremmo avere un alvo non regolare, soffrire di stipsi o di alternanza con stati diarroici. Ma sono tante le sfumature che mi orientano, già solo dal colloquio col paziente, su quale potrebbe essere la causa della disfunzione. Nel caso invece di un pavimento pelvico debole il paziente potrebbe avere perdite involontarie di urina e per perdita di urina non intendo una quantità che mi costringe a portare un assorbente! E no, non è vero che dopo una certa età è comune a molte e che se rido a crepapelle è normale! Quello è un sintomo che va attenzionato perché il nostro corpo ci sta mandando un messaggio chiaro.
Potrei avere diminuzione del piacere sessuale fino all’impossibilità di provare un orgasmo, non riuscire a trattenere i gas o le feci. Anche qui ci sono disfunzioni più sfumate che non si identificano così chiaramente, ed è per questo che è opportuno fare una valutazione del piano perineale non appena ci accorgiamo che qualcosa non va o si è modificato.”

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Educazione e consapevolezza

5. Quanto conta l’ascolto del proprio corpo e la consapevolezza per la salute pelvica?

“Qui entra in gioco la capacità personale di ‘ascoltarsi’, di trovare tempo per percepirsi e, anche, la possibilità di infrangere quelle regole che l’educazione, la società, la cultura ci ha inculcato. Ci hanno insegnato a curare ciò che salva la vita ma non quello che ce la fa vivere con dignità; troppo spesso ignoriamo ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Prendersi cura del proprio perineo è un atto di rispetto verso se stessi. Parlare di vulva, vagina, perineo senza vergogna è un atto rivoluzionario e questo è il motivo che mi spinge a farlo!
Non è giusto minimizzare sintomi come incontinenza, prolasso, vulvodinia, dolore persistente. Occuparsene vuol dire dare importanza e dignità a una nuova idea di benessere. Dal colloquio durante la valutazione cerco di far emergere abitudini e convinzioni che spesso portano ad alimentare la disfunzione stessa.”

6. Qual è il suo approccio riabilitativo?

“L’approccio riabilitativo deve necessariamente essere globale. Il corpo umano è un intricato sistema dove ogni parte è essenziale per il benessere complessivo. La nostra salute dipende dall’armonia e dal corretto funzionamento di ogni singolo componente.
Alterazioni del bacino o della colonna vertebrale, ad esempio, possono influenzare direttamente il pavimento pelvico, portando complicazioni come incontinenza, dolore, stipsi o difficoltà durante il rapporto sessuale.
Un diaframma respiratorio rigido o poco mobile influenza direttamente il piano perineale perché quando respiriamo anche il pavimento pelvico ‘respira’! Quando inspiriamo il diaframma scende e il pavimento pelvico anche. Quando espiriamo tutto risale dolcemente.
Questo ballo silenzioso è vitale per sostenere gli organi interni, gestire la pressione nell’addome, prevenire prolassi e perdite, aiutare il recupero dopo il parto, rendere il sesso più piacevole.”


“Parlare di vulva, vagina, perineo senza vergogna è un atto rivoluzionario e questo è il motivo che mi spinge a farlo!”


    Stile di vita e prevenzione

    7. Quali abitudini quotidiane possono aiutare il pavimento pelvico?

    “Quando si parla di stile di vita sano pensiamo subito a cosa non fare: non fumare, non bere, non stare troppo seduti, ecc. ma sarebbe più utile pensare a cosa possiamo fare per migliorare la salute del pavimento pelvico e, più in generale, il nostro benessere.

    • Respirare con una respirazione profonda, libera e naturale che riduce la pressione sul pavimento pelvico.

    • Muoversi, camminare, allungarsi. Alternare le posizioni quando si sta a lungo fermi, provare a sperimentare movimenti liberi e piacevoli.

    • Idratarsi bene: ascoltare il proprio corpo e bere quando si ha sete con una quantità generosa piuttosto che con piccoli sorsi continui.

    • Curare l’intestino: prediligere fibre, frutta e verdura di stagione.

    • Non trattenere troppo a lungo l’urina ma, al contrario, non svuotare la vescica ogni 5 minuti.

    • Non trattenere mai le feci.

    L’abbigliamento può aiutarci:

    • prediligi capi in fibre naturali. Nell’intimo scegli il cotone per non alterare la pelle e le mucose;

    • evita slip o pantaloni troppo stretti;

    • non tenere l’intimo umido sulla pelle (come dopo un bagno al mare o dopo l’attività sportiva).

    Abitudini che possiamo cambiare:

    • siediti con il busto ben eretto e non ‘crollare’ sulla sedia;

    • fai attenzione a come sollevi i pesi e soprattutto prepara la tua muscolatura a farlo;

    • ascoltati! Rispetta il dolore e la troppa fatica.”


    Il percorso riabilitativo

    8. Come si struttura il percorso di cura per i pazienti?

    Il percorso riabilitativo è cucito sulla disfunzione del singolo paziente: non a caso, personalmente, dedico 1 ora e mezza solo per fare la valutazione in prima seduta! Necessariamente deve prevedere un momento informativo durante il quale aiuto la persona a capire in che modo il disturbo che mi racconta può essere collegato a una disfunzione del pavimento pelvico.
    Quindi spiego che cosa è, dove si trova, a quali funzioni assolve, ecc. Poi lavoro ricercando la consapevolezza: impariamo a dialogare con il nostro corpo, percepiamo come possiamo cambiare le nostre abitudini.
    Ci sarà poi un lavoro specifico di ‘normalizzazione’ del tono e della forza della muscolatura che può andare nella direzione del rinforzo, del rilassamento o ancora dell’equilibrio.
    Una volta raggiunto questo step, sarà necessario integrare le nuove competenze nei gesti quotidiani in maniera che non rimangano solo capacità che si adoperano durante la seduta di fisioterapia.
    L’ultimo passaggio sarà l’automatizzazione di schemi motori più corretti e rispettosi del nostro benessere.



    Anna Rita Di Russo 

    Annarita Di Russo è fisioterapista da oltre 35 anni, con un’ampia esperienza nella riabilitazione di persone fragili e con disabilità. Negli ultimi cinque anni ha scelto di dedicarsi alla salute pelvica di donne e uomini, concentrandosi su patologie spesso invisibili e difficili da raccontare a causa di stigma, vergogna o pregiudizi culturali.

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